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Storia di una madre: Caterina
“Tutto nasce dal profondo desiderio di Caterina di farsi “ grembo sonoro vibrante” che accoglie la vita e dalla volontà di rendere la gravidanza un momento per entrare in contatto con se stessa e con il proprio bambino". C'è in lei un'esigenza profonda di trovare il “ proprio tempo e spazio interiore ” per poter restare in ascolto delle risonanze che questo evento straordinario porta con sé. Ci sono però tante domande, tanti dubbi, timori e paure sul proprio “ruolo materno” e nessuno che possa darle una risposta. È già tutto dentro di lei, nelle profonde vibrazioni del suo essere ma a volte sembra che non sia possibile rintracciare quella trama invisibile che le comunica la Fiducia nella Vita. A volte, da qualche parte sembra che si sia rotto qualcosa dentro di lei, forse un dialogo importante è andato perduto per sempre e non è più possibile ritrovare quella voce…”.
Insieme degli strumenti
“Tra i suoni che più appartengono alla sua identità sonora originaria emergono quelli della natura. Quelli del vento che fa danzare le cime degli alberi o quello più forte che risuona quando corre con la bicicletta lungo un sentiero di montagna. E poi i suoni dell'acqua sia quello scrosciante dei torrenti e delle cascate di montagna, ma anche quello più leggero della pioggia quando batte sui tetti di una roulotte. E ancora, il rumore sordo e basso dei piedi che camminano sulla terra fresca. La natura sia come ricerca, viaggio e avventura ma nello stesso tempo come luogo di suoni, vibrazioni e risonanze…Emergono i ricordi della sua infanzia, le canzoni, le melodie e anche le storie, i personaggi ed i giochi preferiti. E sin da piccola emerge una naturale passione per la contemplazione, l'ascolto della natura e dei suoi silenzi”. “Nei primi incontri il tema ricorrente è il senso d'inadeguatezza che prova nei confronti delle proprie “competenze materne”. Caterina s'interroga: “ Sarò una buona madre? Sarò in grado di mettermi in ascolto e di comprendere i messaggi che mi rivolge il bambino? E sarò capace di rispondere in modo adeguato alle sue richieste ?”. “All'inizio è come smarrita in questa nuova dimensione sonora e poi via via, inizia a sperimentare e a trovare i suoni e le vibrazioni che più risuonano con il suo essere . E piano piano, ascoltandosi… entra nel suo spazio sonoro e trova il suo tempo interiore per “dare forma e composizione” a quello che sente adesso, nel qui ed ora. Il tempo e lo spazio si trasformano dentro di lei, accordandosi pienamente con la naturale regressione materna , e questa nuova dimensione con se stessa le permette di dar voce alle molteplici emozioni del suo mondo interiore ” .
Strumento creato da Caterina per il bambino
“ Caterina ha iniziato a pensare allo strumento da dedicare a se stessa e a quello da inventare per Alessandro. La possibilità di realizzare degli strumenti favorisce l'aspetto ludico e gioioso della creatività, qualità importante nella relazione con il futuro bambino. Lo strumento creato, dalla madre per il proprio figlio, viene investito di molti significati, diventa “ponte” tra il mondo oggettivo e quello soggettivo e simbolo della relazione nascente. L'ideazione dello strumento creato s'integra perfettamente nella ricerca della propria identità sonora materna… Caterina ha voluto ricreare sia nella forma che nel suono il piccolo sonaglio a gocciole. Lo stesso “oggetto sonoro” scoperto nella prima improvvisazione, quello che le ha evocato l'immagine giocosa del bambino che si muove, roteando nel suo ventre, in ascolto dei suoni dell'acqua e del mare. E questo strumento le ricorda il movimento della vita, all'interno del quale il bambino viene immaginato come un “piccolo granchietto” con un suo ritmo scandito all'interno del ventre materno”.
Il tamburo: il ritmo della vita
"La voce è dolce, morbida, cullante e materna. Caterina ripete un tema circolare con delle variazioni che di volta in volta, sembra scegliere sulla base di quello che sente e che vuole esprimere ad Alessandro. La composizione ricorda una ninna-nanna, una melodia ricca di sospensioni e di pause che le permettono di ascoltarsi in profondità. Le frasi cantate da Caterina scandiscono un ritmo lento e cullante; un ritmo all'interno del quale le pause, i momenti di silenzio e i respiri favoriscono la sintonizzazione. Il tamburo nella parte centrale della composizione sembra rappresentare l'apice della parabola sonoro-musicale ed è il momento ritmico più forte. Per poi dirigersi rallentando il ritmo, verso la chiusura, la sintesi armonica della sua composizione. Ascoltandola ho l'impressione che Caterina stia narrando al proprio bambino una melodia, una storia che le appartiene profondamente, che narra della propria identità sonora e che nello stesso tempo è in sintonia con altre risonanze… assonanze e vibrazioni dell'essere. È come se attraverso le movenze morbide, la grazia del corpo e le modulazioni della sua voce Caterina si fosse sintonizzata con il bambino e nello stesso tempo fosse più recettiva nell'accogliere il Canto dell'Anima”.
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